Safety Footwear Certifications: What You Need to Know Before Buying CALZATURIFICIO ZAMBERLAN SRL

Scarpe antinfortunistiche: le certificazioni da conoscere prima di acquistare

In ambito lavorativo, la sicurezza non è un'opzione: è un dovere. E tra tutti i dispositivi di protezione individuale, le scarpe antinfortunistiche rappresentano una delle prime linee di difesa contro infortuni potenzialmente gravi. Eppure, al momento dell'acquisto, molti si limitano a valutazioni sommarie: il design, il prezzo, il nome del brand. Pochi si soffermano su ciò che davvero determina la qualità e l’idoneità di una calzatura tecnica: le certificazioni.

Chi lavora in settori industriali, edili, agricoli, logistici o anche solo in magazzini e laboratori, sa quanto una scarpa possa fare la differenza tra una giornata di lavoro produttiva e un incidente invalidante. Ma conoscere le sigle, i codici, le normative che regolano la produzione e la classificazione delle scarpe antinfortunistiche non è solo una competenza da addetti ai lavori: è un elemento cruciale per compiere scelte consapevoli e, in definitiva, tutelare la propria salute.

La normativa di riferimento: UNI EN ISO 20345

Ogni discorso serio sulle certificazioni delle scarpe antinfortunistiche inizia (e non può che iniziare) dalla norma UNI EN ISO 20345, la pietra angolare del settore. Questa normativa europea, recepita anche in Italia, stabilisce i requisiti fondamentali per le calzature di sicurezza destinate all’uso professionale.

Secondo la norma EN ISO 20345, una scarpa può definirsi antinfortunistica solo se è dotata di puntale resistente a un’energia d’urto di almeno 200 joule. Non stiamo parlando solo di urti accidentali: 200 J equivalgono, per capirci, alla caduta di un oggetto da 20 kg da un metro d’altezza. Ma questa è solo la base.

La norma è suddivisa in varie classificazioni (SB, S1, S1P, S2, S3, ecc.) che indicano la presenza o meno di ulteriori requisiti come

  • Resistenza allo scivolamento (secondo i requisiti previsti dalla norma)

  • Assorbimento di energia sul tallone

  • Proprietà antistatiche

  • Resistenza alla penetrazione

  • Tomaia idrorepellente (resistente alla penetrazione dell’acqua)

Conoscere questi codici è essenziale per non acquistare un prodotto che sembri “sicuro” ma non sia realmente adatto al contesto in cui verrà utilizzato.

Le classificazioni principali: decodificare le sigle

Vediamole nel dettaglio, perché la vera differenza tra una scarpa che “protegge” e una che “previene” passa da qui.

SB (Safety Basic)

È il livello minimo richiesto dalla norma ISO 20345. Prevede il solo puntale rinforzato (200 J), senza ulteriori protezioni. Adatta solo a contesti a rischio contenuto. Non è sufficiente per ambienti industriali o cantieri.

S1

Aggiunge al puntale

  • Proprietà antistatiche (A)

  • Assorbimento energia sul tallone (E)

  • Suola resistente agli idrocarburi (FO)

S1P

Includendo le stesse caratteristiche dell’S1, aggiunge

  • Lamina antiperforazione (P), di solito in acciaio o materiale composito.

Ideale per officine, magazzini, attività logistiche dove il rischio di oggetti appuntiti a terra è concreto.

S2

Simile all’S1, ma con tomaia idrorepellente (WRU). Perfetta per ambienti umidi, lavori esterni dove non si richieda la lamina anti-perforazione.

S3

Una delle configurazioni più complete tra le classificazioni standard: unisce tutte le caratteristiche di S2 e S1P. È la scarpa da cantiere per eccellenza.

S4 e S5

Si riferiscono a scarpe realizzate in materiale polimerico (come stivali in PVC o PU). L’S5, come l’S3, comprende anche la lamina antiperforazione. Ideali per agricoltura, edilizia in ambienti fangosi o con acqua stagnante.

Con gli aggiornamenti più recenti della norma EN ISO 20345 sono state introdotte nuove classificazioni, come S6 e S7, che rappresentano un’evoluzione delle categorie tradizionali.

S6

Mantiene le caratteristiche della classe S2, aggiungendo un requisito di impermeabilità completa della calzatura (WR), non limitato alla sola tomaia. È pensata per ambienti dove il contatto con acqua è frequente o prolungato.

S7

Rappresenta l’evoluzione della classe S3, combinando protezione anti-perforazione, proprietà antistatiche e assorbimento di energia con l’impermeabilità totale (WR). È una delle soluzioni più complete per utilizzi intensivi in ambienti difficili e variabili.

S7S

Identifica configurazioni avanzate che, oltre ai requisiti della classe S7, includono specifiche prestazioni tecniche legate alla resistenza alla perforazione e alla struttura della suola, in funzione dell’utilizzo professionale. È una classificazione tipica dei modelli più evoluti, progettati per garantire protezione e stabilità anche in condizioni di lavoro particolarmente impegnative. 

Certificazioni aggiuntive: quando il rischio è specifico

Esistono requisiti addizionali, indicati da lettere o simboli, che affrontano esigenze specifiche.

CI – Isolamento dal freddo

Fondamentale in ambienti refrigerati o lavori invernali all’aperto.

HI – Isolamento dal calore

Utile in fonderie, industrie metalmeccaniche o impieghi con rischio di temperature elevate.

HRO – Suola resistente al calore per contatto (fino a 300°C)

Per saldatori, asfaltatori, tecnici industriali.

WR – Impermeabilità totale (non solo idrorepellenza della tomaia)

Necessaria per ambienti con immersione parziale o continua della scarpa in acqua.

ESD – Scariche elettrostatiche controllate

Indispensabili nel settore elettronico o in presenza di componenti sensibili, per evitare danni da elettricità statica.

La differenza tra lamina metallica e lamina tessile

Un altro elemento tecnico da non sottovalutare è la lamina antiperforazione, prevista nelle classi P, S1P, S3, S5 e nelle più recenti classificazioni come S7, dove la protezione alla perforazione è integrata tra i requisiti fondamentali.

  • Le lamine metalliche (solitamente in acciaio) offrono una protezione meccanica molto elevata e uniforme, ma possono essere più rigide e condurre il freddo.

  • Le lamine tessili in fibra balistica o aramidica ad alta resistenza (come Kevlar®) sono più leggere, flessibili, non metalliche e offrono una maggiore copertura (proteggono tutta la pianta). Tuttavia, la loro resistenza può variare in funzione del tipo di oggetto puntiforme.

In contesti normati da protocolli antimetallo (come aeroporti o laboratori elettronici), la lamina tessile è spesso obbligatoria.

L'importanza della certificazione CE e della marcatura

Tutte le scarpe antinfortunistiche commercializzate nell’Unione Europea devono essere marchiate CE. Attenzione: la marcatura CE non è un simbolo generico di qualità, ma una dichiarazione di conformità alla normativa europea vigente da parte del produttore e verificata attraverso specifiche procedure di certificazione.

Sulle calzature devono essere chiaramente leggibili

  • La sigla della normativa (es. EN ISO 20345:2011 o la più recente 2022)

  • Il livello di protezione (es. S3 SRC o S3 SR, a seconda della versione della norma)

  • Il pittogramma del rischio protetto (se presente)

  • I dati identificativi del produttore

Diffidare di scarpe prive di marcatura CE o con sigle generiche è un atto di responsabilità.

Conoscere le certificazioni significa riconoscere i rischi, anticiparli e neutralizzarli.
Non esistono scarpe antinfortunistiche “universali”. Esiste solo la scarpa giusta per il giusto contesto.

Chi compra in modo superficiale, sceglie solo un prezzo.
Chi compra informato, investe in sicurezza.